Di natura omovocalica perché composta di sole ‘a’, con quelle rime in ‘agna’ che rimandano a cagna, lagna, magagna e agli olezzi dell’acqua che ristagna e qui da noi anche alla tartufigena Acqualagna, parola che ferisce è adesso Spagna. Le nacchere han zittito il mandolino, dunque; il tango, la tarantella e la paella, gli spaghetti. A partire da Don Rodrigo, non occorre scomodare Don Lisander, e cioè il Manzoni, per richiamarsi al dominio spagnolo in Italia. Oltre al ducato di Milano e di cui ai Promessi Sposi, ne ha per oltre un secolo e mezzo la storia con i suoi tre regni di Napoli, Sicilia e Sardegna. Anche tra i papi se ne contano di spagnoli. A cominciare dal famigerato Borgia che, padre di quel Valentino tristemente noto per le sue tresche montefeltresche, fu molto tempo prima preceduto da Damaso e pochissimo tempo dopo seguito da Calisto III. E’ possibile che la finale con i rossi che ha fatto arrossire gli azzurri, sia stata dagli azzurri disputata con una qualche presupponenza; ma non certo quella dell’inglese d’epoca elisabettiana che ebbe altezzosamente a dire: ”Che la morte mi venga dalla Spagna, perché allora tarderà molto a venire’. Resta però il fatto che qual si voglia persona conviene ormai sul ritenere che la nostra squadra deve innanzitutto partire vinta per vincere. Fermi restando i crescenti acciacchi e le esaurite energie, che sono fatti che parlano e non parole. E se chi entra papa in conclave ne esce cardinale, tornando ad Alessandro VI, va evidenziato come suo figlio Cesare davvero fu fatto cardinale e inoltre come egli fosse secondo di quattro figli illegittimi. Mentre i quattro gol rifilatici dalla Spagna restano inesorabilmente ‘legittimissimissimi’.
Leone Pantaleoni Enigmista