FANO – «Chi ama educa. Per una rinnovata responsabilità». Due cavalli di battaglia che, in ambito cattolico, siamo ormai soliti a sentire, ma che invece sono stati il titolo della seconda conferenza regionale sulla Famiglia che si è tenuta nella mattinata di domenica 20 maggio.
Un incontro laico, promosso dagli “addetti” alle politiche sociali e al servizio delle politiche per la famiglia, ma che ha coinvolto tutte le realtà che, sul territorio, hanno a cuore la cura e la tutela dell’ambiente famigliare.
Dopo i saluti di rito, hanno preso la parola Luca Marconi, assessore regionale per il sostegno alla famiglia, Davide Delvecchio, presidente dell’ambito territoriale sociale VI, e Domenico Simeone, docente di pedagogia presso l’Università del Sacro Cuore di Milano.
Interventi eterogenei, verrebbe da pensare, che propongono visioni diametralmente opposte, specialmente se, attorno allo stesso tavolo, si trovano a parlare rappresentanze politiche di centrodestra assieme alle corrispettive dello schieramento antitetico.
Invece non è stato così. L’alto livello dell’incontro ha fatto sì che si potesse veramente entrare nel vivo delle questioni più spinose in ambito famigliare, trovando una sostanziale convergenza di attenzioni e potendo così superare gli schieramenti partitici dei presenti.
Non è una cosa banale, perché così si capisce appieno che i valori, quelli importanti, non hanno colore politico, ma riescono (grazie al Cielo) ad essere ancora condivisi da tutti.
Anche il luogo scelto per questo secondo incontro regionale non è stato casuale: «La piazza – ha detto Marconi – è il luogo simbolico dell’incontro che richiama ai valori cardine della società del passato; l’abbiamo scelto in contrapposizione alla “nuova” piazza, quella stordente delle discoteche, da cui abbiamo il compito di risvegliare le nuove generazioni».
Tra i progetti per il futuro, poi, l’assessore regionale ha proposto alcuni obiettivi: «Mettere in guardia i giovani verso l’abuso degli alcolici, proporre iniziative informative sul gioco d’azzardo, riparlare della chiusura domenicale come uno stimolo ad esercitare gli affetti famigliari almeno “quel” giorno alla settimana, aiutare a ripensare i consultori famigliari nell’ottica della legge 194 e non solo.
Il tutto con lo scopo di inserire la persona all’interno di un serio progetto educativo».
Matteo Itri