Il 5 aprile 1975 sono stato ordinato diacono. Sono passati 50 anni. Sette anni dopo ero prete.
Mi sembra utile proporre alla mia Chiesa una breve riflessione sul diaconato visto che da allora questa realtà è cresciuta in modo significativo. Cosa abbiamo imparato dalla presenza dei diaconi?
Innanzi tutto che il ministero non è un potere, ma un modo, tra i tanti, per servire la Chiesa, per farla vivere e crescere. Un servizio essenziale per la comunità fatto prima di tutto di fede e testimonianza. Da prete il rischio di pensare di avere un potere (consacrare l’eucaristia, per esempio) è forte, da diacono sai di poter solo servire.
Ci ha insegnato che l’idea di Chiesa che abbiamo, frutto dell’esperienza, riflessione, studio, preghiera, deve continuamente convertirsi per assumere la forma che Dio vuole.
Ci ha insegnato che neppure l’eucaristia, il contatto diretto ed unico con il Cristo, può far vivere la Chiesa se non è preceduto dalla Parola: è Lui che apre il cuore alla fede e ci fa scoprire amati. La Parola di Dio illumina la realtà e ci mostra cose nuove che costringono, per amore. Per questo ai diaconi viene consegnato il Vangelo.
Ci ha insegnato ad accogliere le fragilità come vera chiamata del Signore, a condividere la vita con chi fa fatica, e annunciare loro il vangelo: è l’amore per Lui che spinge ad agire (da poveri come tutti).
Cinquanta anni fa la cosa che vedevamo urgente era educare all’ascolto della Parola di Dio. In quegli anni avevamo scoperto la forza delle sante Scritture, quella Parola efficace che crea l’uomo nuovo, il cristiano, la Chiesa. Così siamo diventati attenti alle prime tossicodipendenze, alla mancanza di servizi sociali, all’abbandono dei bambini, degli adolescenti, ecc.
Oggi è necessario l’annuncio del Vangelo, tanti non lo conoscono e fanno dell’essere cristiani una etichetta, non un Amore. Sono molte le occasioni nelle quali annunciamo Gesù, ma mancano luoghi per approfondire questo annuncio. È necessario far vivere la Comunità per accogliere chi vuole incontrare il Signore: occorrono spazi di vita fraterna che permettano soprattutto a coloro che lo cercano, come Nicodemo, nella loro notte della vita, di credere ed imparare a vivere con Lui e per Lui. Servono parrocchie abitate e accoglienti. E siccome i diaconi, credo, debbono fare ciò che serve, forse potrebbe essere questo un loro servizio: tessere legami di comunità, a partire da chi celebra l’eucaristia, per aiutarli ad abitare la parrocchia, per aprire la sua porta …. e quella della fede … a tutti. Portieri di notte … per i tanti che vivono una notte nella loro vita.