Il 10 ottobre 1993 moriva don Gianfranco Gaudiano. Pesaro lo ricorda con una serie di giornate organizzate da Arcidiocesi, Comune, Ce.I.S e Fondazione Don Gaudiano. Ma come spiegare a chi non lo ha conosciuto di persona, chi fosse questo straordinario sacerdote senza scadere nella retorica? «È facile indulgere alla compiacenza della carità operata da don Gaudiano; più complicato è comprendere in profondità il mistero della sua esistenza». Così Gaetano Michetti, (vescovo di Pesaro dal 1975 al 1998) nell’omelia di commiato per il suo sacerdote e amico. Un testo che volle pubblicare sul nostro giornale con il titolo: “Il giorno degli ultimi”.
«È come palpabile in queste ore – spiegava Michetti – che lo spirito, gli atteggiamenti, le opere di questo singolare medico, diventato prete, non tolleravano barriere e dissolvevano discriminazioni di ogni genere. È stato capace di attuare un coinvolgimento smisurato attorno alla preferenza degli ‘ultimi’». Ma la via per capire don Gaudiano è un’altra perché – ricordava Michetti – queste cose avvengono per opera dello Spirito Santo che non si vede. «Dovremo capire da dove scaturiva tanta forza, tanto amore, tanta speranza profusa nelle tenebre dell’angoscia, l’angoscia di tanti, l’angoscia vera, alle volte tragica e questa speranza, diffusa da lui, diventava gioia di liberazione. Isaia nel Canto del Servo di Jahvè scrive: “Ha preso su di sé tutti i nostri dolori, tutte le nostre sofferenze e per noi è morto”. Mi pare questa la via per capire le opere di don Gaudiano. Ha cercato l’uomo, ma l’uomo che si trova qui, nella sua concretezza, nella sua angoscia e nel suo limite esistenziale».