La notizia nei giorni scorsi ha fatto il giro del mondo per poi tornare pian piano nell’anonimato. Eppure si tratta di fatti di una gravità inaudita che impongono almeno una necessaria presa di coscienza dell’opinione pubblica. Crescono nel mondo le persecuzioni e gli attentati contro i cristiani: Cina, India, Iraq, Pakistan, Siria, Sudan, Turchia, Egitto, Eritrea, Iran, Arabia Saudita e Corea del Nord. E poi c’è la Nigeria che domenica scorsa ha vissuto una Pentecoste di sangue. Un dolore immenso per tutta la Chiesa cattolica come ha voluto sottolineare anche Papa Francesco. Domenica scorsa uomini armati di fucili hanno aperto il fuoco contro i fedeli dentro una chiesa cattolica nel Sud Ovest del Paese, uccidendo oltre 20 persone, tra cui molti bambini, che celebravano la Solennità. Il commando avrebbe anche fatto uso di esplosivi sul finire della Messa. L’attacco è avvenuto nella chiesa di San Francesco Saverio a Owo, nello Stato di Ondo, uno dei 36 Stati che compongono la federazione nigeriana, che non ha mai visto una ferocia simile, anzi è un territorio abbastanza pacifico, lontano dalle aree saheliane della Nigeria, il Nord Est, dove continuano le scorribande dei Boko Haram, anche se depotenziate dall’intervento dell’esercito nigeriano. «La Nigeria ha bisogno di aiuto. La violenza nei confronti della Chiesa sta diventando intollerabile». A lanciare l’appello è Ignatius Ayau Kaigama, arcivescovo di Abuja e presidente della Conferenza episcopale regionale dell’Africa Occidentale. Monsignor Kaigama ha subito chiamato al telefono il vescovo di Ondo, mons. Jude Ayodeji Arogundade: «È molto triste e preoccupato per la situazione», ha riferito l’arcivescovo di Abuja. L’arcivescovo di Abuja chiede alla comunità internazionale di aiutarli e al governo della Nigeria di “assumersi la responsabilità” di proteggere i cattolici. «Siamo veramente inorriditi e profondamente rattristati per quanto accaduto nella diocesi di Ondo – dice mons. Kaigama – . Sappiamo che ci sono attività criminali nel territorio, sulle strade e nella foresta, ma mai avremmo pensato che sarebbero arrivati così vicino alle case, che avrebbero seguito le persone fino in chiesa e ucciso in maniera così disumana. Stiamo tutti soffrendo. Siamo inorriditi dal livello di violenza raggiunto, non si era ancora arrivati fino a questo punto». E risuonano come un pesante interrogativo per il mondo occidentale le parole di padre Gulio Albanese, missionario comboniano: «È evidente che è ora di passare dalle buone intenzioni ad iniziative politiche che possano contrastare la piaga della povertà in un Paese che galleggia sul petrolio e in cui la ricchezza è concentrata – e non da oggi – nelle mani di un manipolo di nababbi, con la connivenza delle multinazionali che operano nell’industria estrattiva d’ogni genere d’idrocarburi. A questo punto viene spontaneo domandarsi come mai l’obiettivo dei terroristi sia stata una chiesa cattolica?».