Pesaro – Il prof. Bellinazzi interviene a margine delle “conversazioni” Unilit sulle figure di Marx ed Engels in rapporto a Dio
Il 9 febbraio scorso, in una “Conversazione”, patrocinata dall’Unilit di Pesaro, ho sostenuto che Marx ed Engels, credevano in un Dio, che non era solo sostanza, ma anche forma, ossia, nel Dio di Lutero, rivisto e corretto da Hegel, a parere del quale Dio non era solo Sostanza, ma altresì Soggetto. Il 27 febbraio, la prof. Milena Milazzo, dopo aver dato gentilmente notizia della mia “Conversazione” sul Nuovo Amico, mi pone una domanda cruciale. Come conciliare la tesi che Marx ed Engels fossero due coscienze religiose, credenti nel Dio di Lutero, dato che il primo dei due esce nella celebre frase: «La religione è l’oppio del popolo»? La domanda è in effetti acuminata, ed allo stesso tempo è quella che viene prima in mente. La risposta è dietro l’angolo. Basta chiedersi da dove ha preso Marx quella sua famosa parola d’ordine.
Hegel. Ora, molto semplicemente, egli l’ha presa da Hegel, che nel secondo volume delle Lezioni sulla filosofia della storia, sentenzia appunto che la religione degli indù è una religione, a causa della quale quel popolo vive in un mondo di sogno, come accade a chi si è drogato, «con l’oppio» (durch Opium). Come è noto a tutti e come si vede dalla lettura di quel capolavoro, Hegel aveva una idiosincrasia confessa, non solo contro il popolo indiano, ma anche contro i cattolici, perché rivolgeva loro l’accusa di Lutero di aver venduto le reliquie e le indulgenze, contro gli anglicani, perché il loro Dio era troppo «trascendente», contro il «deismo» degli illuministi francesi, perché il loro Être suprème era troppo «astratto», financo contro alcuni filosofi luterani, perché interpretavano male il messaggio della riforma tedesca, creando un «mondo di sogno» simile a quello degli indù. Lo scrive nella prefazione alla Fenomenologia dello spirito e nei Lineamenti di filosofia del diritto. Non sono testi da sottovalutare o che non fossero noti a Marx. Per non farla troppo lunga, Hegel se la prende, con i «popoli» italiano, spagnolo, portoghese, con il «popolo» britannico, con il «popolo» francese, con alcuni filosofi luterani della sua epoca e del suo «popolo», principalmente Kant, Schlegel, Schelling e Schleiermacher, perché non avevano chiosato la Riforma protestante come voleva lui, ossia, perché la religione di tutti questi «popoli» e filosofi, creava un mondo irreale, come accade a chi ha assunto dell’oppio. Non mi sembra si possa dire che Marx si è rotto il filo della schiena o si sia fatto venire il famoso «colpo della strega» per formulare la sua tesi: «la religione è l’oppio del popolo» (sie ist das Opium des Volches).
Lutero. Ma, allora, viene da chiedersi, Marx ed Engels credevano veramente nel Dio di Hegel e di Lutero? Certo. Solo che la risposta è un po’ più complessa. È dietro l’uscio, invece che dietro l’angolo. E la chiave, per aprirlo è rifarsi alla cosiddetta «disputa sull’ateismo», esplosa in Germania nel 1785. In tale disputa, alcuni illuministi tedeschi, Sulzer, Nicolai e Mendelssohn, si erano scagliati contro Spinoza, perché asseriva che Dio era una «sostanza di se stesso», definendo il grande pensatore di Amsterdam, a causa di questa affermazione, secondo loro eretica, un «cane morto» (ein toten Hund). Hegel aveva preso posizione in quella disputa, dichiarando che era «da cretini» trattare un filosofo grande come Spinoza «alla stessa stregua di un cane morto» (als toten Hund). L’errore di Spinoza era stato soltanto di aver concepito Dio unicamente come Sostanza e non altresì come Soggetto. Ora, chiunque abbia anche un pochino le mani in pasta nel materialismo storico e dialettico, sa benissimo che Marx ed Engels rilevano, nel Capitale, nella Dialettica della natura e nel loro epistolario, innumerevoli volte, che Spinoza non può essere considerato «un cane morto» (ein toten Hund). Lo dicono contro gli illuministi tedeschi, sempre Nicolai, Sulzer e Mendelssohn, contro i materialisti, come Feuerbach, contro gli anglicani, contro gli indù, i neri ed i cinesi, in quanto, o erano dei senza-Dio, oppure, non credevano nel Dio cristiano. Non mi sembra che ci voglia uno sforzo speculativo spaventoso per dedurre che anche loro pensavano, come Hegel, che Dio non poteva essere inteso solo come sostanza, bensì anche come soggetto.
Speriamo così di aver liquidato finalmente quella che può essere definita la stupidaggine più grande degli storici di filosofia comunisti: asserire che Marx ed Engels fossero degli atei, che, al pari degli illuministi e dei materialisti tedeschi negavano l’esistenza di Dio. Non è assolutamente vero. Erano semplicemente degli idealisti, che avevano una fede indomita nel Dio soggetto-oggetto, forma e sostanza, di un Lutero, presentato e restaurato, nel XIX secolo, da Hegel.
***
Chi volesse avere ulteriori ragguagli sulla questione, si può rivolgere alla prof.ssa Rosa Tommasello, Presidente dell’UNILIT di Pesaro, che darà alle stampe presto la conversazione del prof. Bellinazzi, insieme alle altre tenute quest’anno.
DI PAOLO BELLINAZZI