L’Arcivescovo Tani ha evidenziato il valore della preghiera in tre incontri trasmessi on line dal monastero delle agostiniane.
Le meditazioni che Mons. Giovanni Tani ha tenuto in occasione degli esercizi spirituali per i laici in questa Quaresima, trasmesse on line dalla nostra chiesa, hanno avuto come tema principale la preghiera, fonte vitale del cammino spirituale di ogni cristiano e Comunità cristiana.
Preghiera. Nella consapevolezza che diverse e tutte validi possono essere le risposte alla domanda su cosa essa sia, sin dal principio Monsignor Tani ha centrato l’essenza della preghiera nella sola relazione viva e coinvolgente con Gesù e con i fratelli, che ne costituiscono il Corpo spirituale. Non possiamo infatti tornare da soli al Padre ma solo entrando nel rapporto che Gesù stesso ha con Lui e di cui ci ha fatto dono. È Gesù infatti che ci ha insegnato a chiamare Dio Abbà, e tutta la nostra vita cristiana consiste nell’imparare a dire Padre con una consapevolezza sempre più profonda.
Se il Figlio dunque è la via per arrivare al Padre allora è necessario conoscerlo, imparare da lui, imitarlo. La seconda serata di riflessioni ha proprio approfondito l’importanza di accostarsi alla Parola di Dio, in particolare al Vangelo, un libro vivo in cui lo stesso Spirito che ne è l’autore si fa maestro aiutandoci a comprenderlo e a trasformarlo in vita. È dunque importantissimo ritagliarsi, tra i tantissimi impegni quotidiani, uno spazio di tempo per rientrare in sé e recuperare la relazione con Cristo vivo nella sua Parola. Proprio nel Vangelo ad esempio Gesù ci fornisce un metodo di preghiera. Nell’Orto degli Ulivi Egli chiama Dio, Padre, e con tutta la debolezza del suo essere uomo lo supplica di allontanare da sé la croce. Poi lo ritroviamo ben determinato a proseguire sulla strada del dono totale di sé fino alla morte. Tra la richiesta dell’allontanamento della croce e la risoluzione di abbracciarla con determinazione c’è l’azione della preghiera che ci lavora dentro rendendoci capaci di vedere e compiere la volontà del Padre che sempre ha un disegno d’amore più grande di quello che noi possiamo concepire.
Liturgia. Questo lavorio dello Spirito Santo raggiunge l’apice nella liturgia, in particolare nella Celebrazione Eucaristica, luogo privilegiato in cui Cristo ci unisce a sé e ci rende un unico Corpo.
Nella terza e ultima riflessione infatti l’Arcivescovo, descrivendo i due momenti fondamentali della Messa – l’offertorio che è offerta della nostra vita insieme a quella di Gesù e la Comunione eucaristica come partecipazione intima con la vita di Cristo e di tutti i fratelli in essa consacrati – ha messo in risalto la dimensione costitutivamente comunitaria della preghiera. Partecipare alla liturgia eucaristica non è un fatto individuale: se possiamo instaurare un rapporto personale con Dio lo possiamo fare solo all’interno di una comunità di fratelli. Dio infatti chiama i singoli perché formino un popolo e chiama quel popolo, la Chiesa, perché sia testimone per tutta l’umanità, nella semplicità del suo vivere quotidiano, del suo immenso amore di Padre.
Ringraziamo il nostro Arcivescovo che come padre e pastore, con le sue semplici ma profonde riflessioni, ha tracciato dei sentieri di orientamento per rispondere a domande fondamentali del nostro cammino cristiano che molto spesso, forse anche per superficialità, dimentichiamo di farci.