L’edificio risale alla seconda metà del Quattrocento ma fu l’architetto Pietro Francesco Tagliapietra detto Il Paciotto, circa un secolo dopo, ad acquistarla e a darle darle lustro.
La villa rinascimentale che sorge su un poggio a lato della Strada Statale 73 bis a circa un chilometro dal piazzale del Mercatale, di fronte ai Torricini di Palazzo Ducale, è conosciuta come Cal Paciotto anche se in vari documenti è indicata col nome di Cà Paciotti e Cà Il Paciotto. Trattandosi di proprietà privata e non essendo stata teatro di eventi tali da richiamare l’attenzione dei media, questa bella ed importante struttura architettonica non è salita negli ultimi decenni alla ribalta della cronaca. Ma è presente nel palcoscenico della storia. Per la verità ha anche avuto un suo momento di gloria in anni recenti. L’acquarello. Nel maggio del 1988 il Principe Carlo d’Inghilterra venne a Urbino dove fece visita alla Casa di Raffaello, al Palazzo Ducale e al Rettore Carlo Bo. Sulla via del ritorno espresse il desiderio di poter ritrarre un paesaggio ad acquarello e fu accompagnato a Cal Paciotto. Quell’intermezzo artistico ebbe molta risonanza. La villa fu edificata nella seconda metà del secolo XV da Paolo di Guido di Paolo Passionei nel terreno del Podere di S.Antonio. Mantenne il toponimo in onore del Santo fino al 1569 quando venne acquistato dall’architetto Pietro Francesco Tagliapietra detto il Paciotto, come risulta nel sito dei Beni Culturali delle Marche. Furono i Paciotti a dare alla villa, che prese il loro nome, l’aspetto prestigioso che oggi può vantare.
Il fabbricato, in mattoni rinascimentali, è formato da una torre colombaia centrale che poggia su una struttura di base a forma di quadrilatero. Sul lato d’ingresso si apre un loggiato a cinque archi, con al centro il portone nella cui chiave di volta campeggia l’arma dei Rossi. Già, perché nel 1631, la contessa Giulia Staccoli, rimasta vedova di Carlo Paciotti, cedette la villa a Giovanni e Giannandrea Rossi. Sul lato destro il terreno è scosceso e quattro arconi danno slancio e solidità all’immobile. Intorno alla metà del Seicento l’edificio perse il suo lustro e fu utilizzato come Lazzaretto, a causa di una grave epidemia, tant’è vero che nel 1658 il Consiglio Comunale dispose il pagamento delle spese e il rifacimento dei danni prodotti dal soggiorno dei malati. Nel 1720 Giacomo Rossi, sposato alla nobildonna Lavinia Gasparini di Mercatello, ma senza figli, nominò erede universale dei suoi beni, compreso Cal Paciotto, la cognata Caterina Teresa Gasparini. Gravi conseguenze subì la villa, insieme al Palazzo Ducale, e ad altri edifici, a seguito del disastroso terremoto dell’aprile 1741. Alla morte della Gasparini, che aveva sposato il nobile urbinate Antonio Paltroni, gli eredi vendettero Cà Paciotti e Cà Sorchione ad Orazio Albani, principe di Soriano. Gli Albani ne mantennero il possesso fino alla seconda metà dell’Ottocento, quando passò ad altri, fra i quali l’avvocato Romualdo Vetrari, fino agli attuali proprietari. La villa è stata dichiarata patrimonio culturale nel 1959 e negli anni ’70 è stata restaurata. La sua vista attira la curiosità di numerosi visitatori del Palazzo Ducale.
Di Giancarlo Di Ludovico