URBINO – Don Umberto Brambati ci ha lasciato all’età di 86 anni. Non era urbinate, ma un lombardo di Codogno, un grosso paese del Lodigiano. E’ diventato urbinate DOC ben presto per meriti conquistati sul campo, a cominciare dall’uso del dialetto e per essersi subito occupato dell’educazione dei giovani nei campi scuola estivi della diocesi nelle parrocchie della città e in particolare all’Annunziata e poi anche nelle scuole cittadine. Era giunto a Urbino col permesso dell’allora arcivescovo Anacleto Gazzaniga, già parroco di Gorgonzola, alla fine degli anni Cinquanta per completare il suo cammino da sacerdote. Oggi quei giovani hanno dai 40 ai 60 anni e forse non si sono accorti che don Umberto ha svolto o almeno favorito senza troppo rumore, una piccola rivoluzione rispetto alla tradizione un po’ dimessa e di routine nella mentalità e nella tradizione della Chiesa urbinate. Nominato nel 1988 parroco di Colbordolo e co-parroco del Gallo, ha fatto fronte a molti altri impegni tra cui responsabile diocesano dei giovani dell’Azione Cattolica, amministratore del Seminario diocesano e infine anche rettore. Nel 1997 divenne parroco dell’Annunziata e, dal 2012, parroco di Pallino e del Sacro Cuore di Ca’ Staccolo. Ha ricoperto il ruolo di membro di molte istituzioni a livello Diocesano. Aveva un atteggiamento semplice e popolare privo di superiorità, di preziosismi, ma nello stesso tempo, un modo di fare spesso rude o perentorio e – rispetto al carattere di noi urbinati – una notevole capacità pratica.
Il suo capolavoro come organizzatore, è stato quello di curare con precisione e competenza l’evento collaterale alla GMG – giornate Mondiali della Gioventù – del 2007, cioè l’incontro nazionale dei giovani a Loreto, nell’ambito dell’Agorà dei giovani italiani. Don Umberto allora fu incaricato dall’arcivescovo ad accogliere a Urbino, i giovani delle diocesi piemontesi trovando loro alloggio in città, organizzando un
grande incontro alla fortezza dell’Albornoz, tutta una serie di iniziative e in particolare un pomeriggio intero dei giovani di Torino col loro vescovo-cardinale, al palazzo dei Principi a Carpegna, la Messa e un ricevimento serale al convento di Montefiorentino. Un’altra iniziativa, questa del tutto personale, firmata “don Umberto” e da lui iniziata con un gruppo di alunni delle scuole di Urbino, dopo 40 anni continua
tuttora, anno dopo anno e in modo ufficiale per tutta la città e la diocesi, è il pellegrinaggio a piedi da Urbino al Pelingo. Quest’anno purtroppo, per la prima volta, si è svolto in sua assenza per la malattia che l’ha portato alla morte. Un uomo così attivo, preparato e dinamico non può essere esente dai tipici atteggiamenti di chi si preoccupa che ogni iniziativa vada a buon fine: inquietudine fino all’intolleranza se non fila tutto come previsto, timore che giunge alla diffidenza verso chi esagera con le critiche. Ma quelli di noi che hanno collaborato con don Umberto o comunque hanno potuto avvicinarlo, dargli una mano per realizzare le iniziative, o anche solo per parteciparvi, lo ricorderanno come instancabile e generoso “operaio” della vigna del Signore e continueranno a volergli bene.
Antonio Di Stefano