
URBINO – In un momento difficile della storia italiana ove spinte centrifughe tendono a creare divisione geografica, sociale e politica dell’italico territorio, l’Ateneo urbinate lunedì 4 marzo ha scoperto una lapide all’interno dell’edificio principale di Via Saffi, a ricordo di 6 docenti, espulsi dall’Università per essere stati i pionieri dei moti risorgimentali del 1831 che, trent’anni dopo, porteranno all’Unificazione italiana. Nell’Aula Magna del Rettorato, tanto cara a Carlo Bo, il Rettore Stefano Pivato ha fatto ruotare la cerimonia intorno alla presentazione del Diario delle cose di Urbino dal 1797 al 1799 dell’Abate Crescentino Fiorini, un inedito di storia locale sepolto da due secoli ed ora ben curato da Dino Mengozzi, con la presentazione dello stesso Rettore per le edizioni locali Quattroventi (2012). A illustrare il libro, i docenti Luigi Mascilli Migliorini dell’Università “L’Orientale“ di Napoli e Paolo Giannotti della “Carlo Bo” di Urbino. Esso dimostra come i moti risorgimentali iniziano proprio negli anni del diario ed è per questo che l’abate Fiorini annota minuziosamente i fatti che accaddero in città giorno per giorno, avendo capito, con buon anticipo, la portata storica del nuovo movimento di idee che non poteva non avere all’interno dell’Università la sua grande cassa di risonanza. Per dare brio e pregnanza all’avvenimento, il Coro 1506 della “Carlo Bo” ha eseguito alcuni canti del Risorgimento e “Il Canto degli Italiani”, a noi più noto come Fratelli d’Italia.
L’Università urbinate è stata sempre, dal 1506 anno della sua fondazione, una fucina di idee ed un veicolo di trasmissioni di saperi. Le chiusure del 1824 per “defectum reddituum” e quella del 1831 per sovversivismo politico, hanno retto poco. La garanzia è nella lunga storia di questo Ateneo che non dimentica gli ideali dei suoi predecessori. Come in questa cerimonia che ha portato allo scoprimento di una lapide con inciso i nomi di Alessandro Corticelli, Tommaso Gostoli Cosmi, Gian Ludovico Fabbri, Giovanni Fanelli, Andrea Marcantoni, Gabriello Rossi che nel 1831 compresero con largo anticipo la portata dell’ideale della patria comune.
Sergio Pretelli