La polemica innescata la scorsa settimana dalla CGIL circa la presenza di soli medici obiettori in alcuni ospedali delle Marche e lo scarso numero di aborti con la pillola RU486, si è trasformata in una querelle mediatica nella quale, in pochi giorni, si sono spese tante parole per affermare la sussistenza di diritti – veri o presunti – perdendo però di vista l’argomento centrale che avevamo voluto segnalare, quando abbiamo posto pubblicamente le domande: “quali e quante risorse sono state investite per mettere la donna in condizioni di non dover abortire? Quali aiuti economici – specie in questo tempo di crisi – vengono offerti concretamente alle donne affinché possano davvero essere libere di scegliere se proseguire la gravidanza o rinunciare al bambino che portano in grembo?”.
Oggi vogliamo riproporre qui, con altre parole, la medesima questione: nel territorio della nostra Provincia nel 2012 oltre 400 donne hanno fato ricorso all’aborto volontario in ospedale, ben più di una al giorno!!! Che cosa si sta facendo per aiutare ciascuna donna, come dice l’art. 5 della legge 194, a “rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza”? Cosa si fa per “metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre?” Cosa per “promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto”?Non sembrino – queste – domande retoriche o, peggio, peregrine. La concretezza della vita, le sue difficoltà, le sue amarezze, i suoi travagli ci impongono di guardare alla realtà sociale in cui viviamo, e ci interrogano come cittadini, prima ancora che come credenti.
Le forze dell’impegno civile e sociale, storicamente ben presenti nel nostro territorio, hanno l’obbligo morale di porsi gli interrogativi che qui abbiamo suggerito, e di esaminare in maniera serena, ma onesta, quale sia stato finora e quale dovrà essere in futuro l’impegno necessario a favore della fragilità delle donne, qualunque sia la appartenenza e la provenienza “ideologica”: non si può infatti negare che la decisione di interrompere la gravidanza sia comunque una soluzione tragica, oltre che per il bambino, anche per la madre che spesso vi è costretta da circostanze che nulla hanno a che vedere con il suo desiderio di maternità, anche quando questa non sia stata preventivamente “programmata”.
Ci piacerebbe che la sfida venisse raccolta – oltre che da quel variegato mondo del “popolo della vita” (per dirla con il Beato Giovanni Paolo II) che già oggi offre, nel nostro territorio, numerosi esempi di questo impegno e di questa attenzione – anche da altre realtà che, nel desiderio di promuovere l’universo femminile, sappiano proporre modi nuovi per valorizzare la donna senza negare il diritto alla vita del bambino non ancora nato. È una sfida che lasciamo aperta, dichiarandoci fin d’ora disponibili al confronto costruttivo con tutti coloro che vorranno accoglierla, per progettare insieme un futuro migliore per le donne e per i figli che portano in grembo.
Paolo Marchionni – Associazione “Scienza&Vita” Pesaro, Fano e Urbino