Non c’è che dire: tempismo perfetto. Alla vigilia della festa della donna la Cgil di Pesaro e Urbino riesce a confezionare un bel pacco regalo carico di ideologia e ambiguità.
Lo scorso 5 marzo infatti, la segretaria generale di Pesaro e Urbino, Simona Ricci, ha diramato un comunicato nel quale si lamenta l’esiguo numero di aborti nelle strutture ospedaliere delle Marche, con particolare riguardo alla provincia di Pesaro, prendendo di mira soprattutto il S. Croce di Fano dove – a suo giudizio – il 100% dei ginecologi sarebbe obiettore di coscienza.
Ma nell’invettiva della Ricci, oltre ai medici, finiscono dentro anche la 194, i consultori e la Ru486. Come è possibile – si domanda la Cgil di Pesaro – che le Marche siano all’ultimo posto in Italia per interruzioni di gravidanza con la pillola abortiva?
In Emilia Romagna – ricorda la Ricci – il 17% degli aborti avviene con la pillola abortiva e in Toscana l’8%. Nelle Marche invece nessun aborto chimico nel secondo semestre del 2011. Insomma dalle nostre parti nascono troppi bambini… Eppure ogni anno a Pesaro (vedi tabella in pagina) scompaiono 10 classi di scuola a causa degli aborti. In dieci anni sono mancati così all’appello 2.301 nuovi cittadini.
Un recente studio della direzione provinciale del lavoro dimostra che a Pesaro molte donne sono “costrette” a lasciare la propria occupazione per l’impossibilità di conciliare figli e lavoro. Un sindacato come la Cgil dovrebbe battersi perché la società rispetti il diritto a diventare madre eliminando tutti gli ostacoli che spingono oggi le donne ad abortire. Purtroppo nel comunicato di Cgil Pesaro questa priorità è completamente dimenticata.
Possibile davvero che la Cgil non riesca a fare un passo di buonsenso verso una nuova cultura che metta al centro i diritti del nascituro?
Roberto Mazzoli
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