Ad un mese esatto dall’apertura dell’Anno della Fede, domenica 11 novembre si celebra la Giornata del Ringraziamento rurale. “È l’Anno della Fede – si legge nel messaggio della Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace – da cogliere nei gesti stessi del lavoro dei campi. Che cosa sono infatti le mani dell’agricoltore, aperte a seminare con larghezza, se non mani di fede? Non è forse la fede nella gioia di un raccolto abbondante, solo intravisto, a guidare le sue mani nella necessaria potatura, dolorosa ma vitale? E quando il corpo si piega per la fatica, che cosa lo sorregge e ne asciuga il sudore se non questa visione di fede, che allarga gli orizzonti e apre il cuore? Nella fede – prosegue il messaggio – riconosciamo la mano creatrice e provvidenziale di Dio che nutre i suoi figli. Ciò appare in modo speciale a quanti sono immersi nella bellezza e nell’operosità del lavoro rurale. La valenza educativa propria della Giornata del Ringraziamento ha una ricaduta importante nell’attuale società, in cui l’appiattimento sul presente rischia di cancellare la memoria per i doni ricevuti. Pensiamo in particolare ai giovani, che in tanti stanno riscoprendo il lavoro agricolo: nel ritorno alla terra possono aprirsi nuove prospettive per loro e insieme un modo nuovo di costruire il futuro di tutti noi. Investire nell’agricoltura è una scelta non solo economica, ma anche culturale, ecologica, sociale, politica di forte valenza educativa.
La scelta di Claudio e Daniele Di Caro
MONTEMAGGIORE – Claudio e Daniele Di Carlo, rispettivamente 29 e 27 anni, giovani imprenditori, ci raccontano la loro esperienza di lavoro nel settore agricolo, una scelta non scontata la loro, difficile ma anche bella che non cambierebbero mai con niente altro.
Claudio come nasce il desiderio di aprire una azienda agricola ?
Io e Daniele abbiamo iniziato studiando agraria a Pesaro e prendendo il diploma di Periti agrari, già a quindici anni d’estate andavamo a lavorare presso terzisti, poi io ho deciso, dopo il diploma, di aprire per conto mio. Nel 2004 ho aperto la partita iva e nel 2005 ho preso un po’ di terra in affitto, complessivamente avevo 40 ettari ed ora ne gestiamo ben 80, coltiviamo cereali, ortaggi e ortaggi porta semi, tre volte a settimana facciamo i mercatini a Fano e a Urbino, una esperienza positiva che ci aiuta e ci dà liquidità, ed ora abbiamo anche due operai che lavorano con noi.
Quante ore lavorate al giorno ?
Lavoriamo giorno e notte, io inizio a lavorare alle cinque di mattina, mi fermo a mezzo giorno per due panini e poi in questo periodo si semina fino alle ventuno, fino a quando non abbiamo finito, sono più di 13 ore di lavoro in media al giorno.
Claudio ma vale la pena lavorare così tanto ?
E’una passione, è un lavoro che si fa per passione, non sempre si guadagna bene, dipende dal tempo, dai mercati che fanno alti e bassi, ci sono tante spese per i mezzi, per il gasolio, gli affitti dei terreni e dobbiamo anticipare le spese per riscuotere anche due anni dopo, ma a me piace.
Se dovessi fare un bilancio del tuo lavoro …
Se dovessi considerare le ore di lavoro non lo farei, ma la passione che abbiamo, lo stare a contatto con la natura è la cosa più bella anche se la natura a volte fa brutti scherzi…
Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse iniziare a lavorare in questo settore ?
Ad un giovane direi di iniziare piano piano, di non fare acquisti troppo costosi, farsi aiutare dalla famiglia, non esporsi troppo con gli acquisti fino a che non entra nel meccanismo. Io ho iniziato con i mezzi che avevo in famiglia poi pian piano siamo cresciuti, all’inizio eravamo con l’acqua alla gola ma ormai siamo tranquilli. E’ dura ma anche nei momenti difficili ho sempre voluto andare avanti, ci rimbocchiamo le maniche e via si va avanti!
A cura di Marco Gasparini
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Ci complimentiamo per il coraggio e la caparbieta’. Caratteristiche della famiglia Di Caro. I parenti di Roma.. Maria Rosaria