Il Tavolo provinciale Salute Mentale, nato per volontà del Centro Servizi per il Volontariato, composto da organizzazioni, ma anche da singoli e tecnici del settore, attivi nella tutela di persone con fragilità psichiche, evidenzia il forte disagio relativo all’assistenza sanitaria riabilitativa nell’Area Vasta n°1, unitamente ad una scarsità conclamata dei servizi sul territorio sui quali incombe la forbice della spending review , mentre le famiglie dei disagiati e le Associazioni a sostegno non hanno risposte certe riguardo il futuro dei dipartimenti di salute mentale, della diagnostica e cure ospedaliere. E’ in atto da parte delle Istituzioni una silente rivoluzione copernicana del sistema sanitario in assenza degli attori principali, tutto ciò è davvero sconcertante e iniquo. Alcuni dati statistici rilevati dalla Regione Marche pongono l’accento sulla difficile situazione contingente del comparto.
La spesa media annua per la salute mentale regionale pro capite è di euro 42 rispetto agli 81 previsti per legge; nell’Area Vasta 1 solo 38 euro per abitante, . Altri dati evidenziano come la spesa fra territori sia difforme. Pesaro spende 50 euro per abitante, Fano 29; Urbino 37. E’ scandaloso afferma Vito Inserra, Presidente associazione Libera Mente ONLUS avere una discrepanza simile nel contesto dell’Area Vasta 1, da sanare subito. Altro aspetto opaco e inquietante, riferisce il dott. Inserra é l’esistenza di 85 migranti passivi assistiti fuori regione che gravano sulla spesa totale per circa 3 milioni di euro l’anno; 34 di questi pazienti provengono dal territorio di Pesaro-Urbino, mentre in regione vi sono 20 posti letto residenziali di assoluta eccellenza inoccupati e subito disponibili.
Ancora più preoccupante è la mancanza di servizi per l’assistenza territoriale esterna quindi ospedalizzare i malati, oltre la fase acuta, i costi lievitano di circa 11 volte. Tale negatività è condivisa anche da Salvino Pozzi, Presidente associazione Alpha che afferma come “l’ospedalizzazione dei disagiati psichici dovrebbe essere minima”; poi rimarca Vito Inserra: ”Il paziente deve possedere una casa, un lavoro e una rete amica così guarisce socialmente”. Altra denuncia è la mancanza di appartamenti sociali per insegnare ai pazienti a condurre una vita autonoma; la conclusione amara del presidente Pozzi è: “Ora dove li sistemiamo?” Anche il lavoro protetto, fondamentale per la ripresa psichica dei malati è disatteso in larga misura, esistono solo alcune cooperative attivate con il concorso del Dipartimento Salute Mentale.
Per concludere il Tavolo provinciale Salute Mentale del territorio richiede con forza all’Area Vasta 1 di riprendere con la massima urgenza le problematiche denunciate con un incontro-confronto, sollecitato più volte ai massimi livelli istituzionali, ma sempre disatteso che determini risposte certe nel rispetto di tanta sofferenza che le famiglie dei malati esprimono. Infine occorrono più risorse e maggiore attenzione alla tematiche della salute mentale.
Gianfranco Sorisio